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Relazioni usa e getta e sentimenti superficiali


Il narcisismo quando non è patologico è un modo di relazionarsi infantile e superficiale, ci sono molti punti in comune tra una relazione usa e getta ed  il narcisismo sociale che impera nelle relazioni dei nostri giorni, si usa , si scarta si dimentica , si gioca senza pensare con cosa si sta giocando : le persone non dovrebbero essere strumentalizzate ma per molti sono proprio strumenti, per quelli che possiamo definire vampiri emotivi oppure più semplicemente egoisti, materialisti, superficiali e si.. narcisisti , è pieno davvero il mondo, l'estremizzazione del narcisismo patologico è tipica di poche persone perchè è un disturbo della personalità, ma il  narcisismo sociale è una piaga, diffusa nella società capitalista, edonista e usa e getta, la generazione cresciuta senza i sentimenti e l' educazione ai sentimenti, qui linko un articolo che mi pare interessante in proposito, perché è una testimonianza diretta di come si può, a volte per leggerezza, fare cose che invece sono gravi, solo per accondiscendere i propri desideri e pur sapendo che si sta  sbagliando, siamo tutti a rischio ricordiamocelo.  

Negli ultimi giorni ho riflettuto più spesso sulle relazioni che viviamo oggi, negli ambiti di coppia e in amicizia, perché ho l’impressione che siano molto più superficiali e usa e getta rispetto a quelle del passato.  Non sono una studiosa del sociale e dei cambiamenti delle dinamiche relazionali; la mia è una visione assolutamente personale e limitata a ciò che vedo intorno a me.  Forse i social hanno solo messo in luce pubblicamente ciò che già succedeva nel privato, ma noto un abbondare di foto e frasi che riguardano le persone e le relazioni che le legano, che poi si rivelano dei buchi nell’acqua, perché gli amori finiscono e le amicizie pure, magari da un giorno all’altro, senza motivi apparenti.  Il giorno prima vedi una foto che ritrae due persone sorridenti e abbracciate, con tanto di didascalia del tipo “Ti amo come non ho mai amato nessun altro” o “La nostra amicizia è unica al mondo, nessuno ci dividerà”, accompagnata da hashtag adeguati come #truelove, #couplegoals, #bestfriend e vari ed eventuali. E il giorno dopo, tutto quel sentimento non esiste più.  Via le foto, via gli stati che etichettavano la relazione, e magari, perché no, si pubblica qualche post o storia provocatori su Instagram e company che alludono in modo subdolo o esplicito alla persona che abbiamo eliminato dalla nostra vita, ma che fino a qualche giorno prima dicevamo di amare.  Frasi piene di odio, di cattiveria, dando in pasto aspetti intimi e privati della coppia e dell’altra persona che, magari eliminata virtualmente e impossibilitata a replicare, può solo venire a sapere da terzi ciò che l’altro sta divulgando circa il loro – ex – rapporto. Ieri dicevo a mia mamma che in passato trovavi un uomo o una donna e ci morivi (con i risvolti negativi del caso, eh), mentre oggi si parla di amore e si millantano “ti amo” e “amici per sempre” e poi 24 ore dopo ognuno per la sua strada, con tanto di ripicche, frecciatine, rimozione di ogni traccia della relazione da ogni vetrina social.  Qual è il problema?Non riusciamo a riconoscere un rapporto autentico e un vero sentimento? Non riusciamo a sentire quando qualcuno è profondamente connesso a noi? Non sappiamo stare da soli? Abbiamo bisogno di dimostrare qualcosa agli altri per colmare delle insicurezze? Non ci diamo neanche il tempo di capire cosa stia succedendo dentro di noi che già tutto il mondo lo sa. Mettiamo in piazza i rapporti prima ancora di viverli intensamente, di sentirli entrare nel nostro cuore.  Ci sono passata, nel senso che anche io ho sentito l’esigenza di rendere pubblica una relazione per “dimostrare” qualcosa agli altri, per ingannare me stessa o per mettere ordine in qualcosa di completamente nuovo e destabilizzante che non riuscivo a incasellare in uno status semplice. Mi è successo con il mio ex, quando dentro di me sentivo di stare male e di stare mettendo sotto il tappeto quel mio stato d’animo, ma pubblicavo foto e pensieri in cui dichiaravo il mio amore. C’era qualcosa che non andava e io anziché indagare dentro di me volevo credere che fosse tutto ok e farlo sapere anche agli altri così che non ci fossero dubbi.   Mi è successo con il mio attuale ragazzo. Per la prima volta in vita mia ho sentito delle emozioni fortissime e mi sono sentita presa da una persona in un modo estremamente profondo che mi ha scosso sotto ogni punto di vista. Essendo cominciato tutto in modo inusuale ed essendosi evoluto in un percorso tortuoso e ignoto, ho sentito l’esigenza di avere dei punti fermi, di sentirmi parte di qualcosa che, seppur iniziata in modo strano, aveva delle fondamenta forti per me. E volevo urlarlo al mondo quello che provavo, condividere foto, parole, ero in preda a un turbine di emozioni psico fisiche totalmente sballanti, sentivo che quella persona era importante per me pur avendola conosciuta da pochissimo e per pochissimo e la sensazione di quei contorni sfumati, abituata com’ero a una relazione stabile e scontata per tutti, mi mandava fuori di testa, a me che sono tendenzialmente portata per il controllo e per la comprensione delle cose. Ma all’inizio è normale che sia così quando conosci una persona giusta, che sia nell’ambito di una coppia o in amicizia: sono quelle persone che ti stravolgono la vita e che entrano in connessione con te in modo spesso casuale e inaspettato, e non capisci bene cosa stia succedendo, sai solo che quelle persone ti fanno sentire a casa e ti rendono la vita migliore, ti rendono una persona migliore. E speri con tutto il cuore che rimangano accanto a te per sempre, nonostante tutto. Quello che voglio dire è che, nel bene e nel male, lo senti quando una persona è destinata a far parte della tua vita in modo profondo e quando invece c’è qualcosa che non va, per cui non vale la pena lottare o minare la tua serenità.  Quando ci passi e lo vivi in prima persona con tutte le conseguenze e gli errori del caso, poi ti accorgi della differenza nelle relazioni successive, forse perché hai imparato a leggere dentro di te con sincerità e a gestire davvero una relazione, con la consapevolezza che è un impegno giornaliero e costante fatto non solo di cuori, bacetti e sorrisi, ma anche di difficoltà, incomprensioni, momenti delicati, scelte. Vedo persone della mia età, trentenni, ma anche quarantenni, spiattellare e poi rimuovere amicizie e relazioni di coppia dai social come se niente fosse.  Ho iniziato ad apprezzare coloro che raramente condividono foto e pensieri relativi ai rapporti privati. Ho capito che non è importante ciò che mostri al mondo, ma ciò che condividi con le persone che contano nel tuo mondo. Ho imparato a scindere le immagini e le parole dai fatti concreti. Ho realizzato che è bene prendersi del tempo, che custodire un rapporto che nasce è qualcosa di bellissimo e magico, prendersene cura e alimentarlo nella propria intimità e sentire quanto sia prezioso, tanto da avere quasi timore di metterlo a disposizione degli altri. In questa era in cui tutto è esposto, visibile, alla mercé di tutti, sembra che ogni relazione sia uguale all’altra, che le amicizie vere siano decine, che ogni amore sia quello della vita. Ma non è così e non potrà mai esserlo, perché se è vero che siamo esseri con bisogni legati alla socialità e alla costruzione di relazioni, è vero anche che le relazioni realmente importanti per la crescita e per il percorso di vita sono pochissime e frutto di una costruzione giornaliera da parte di tutti i soggetti coinvolti. Conta chi ci vogliamo tenere stretto nonostante tutto, chi rimane con noi anche quando facciamo schifo, chi ci aiuta a diventare persone migliori e chi è così importante per noi da essere sempre nei nostri pensieri anche nelle giornate più incasinate. Quelle persone senza le quali non riusciamo più a immaginarci nel futuro. Che, nonostante andranno le cose, avranno sempre un posto speciale e fondamentale nel nostro cuore e nel nostro percorso di vita. Non so, mi sembra che ci sia un disperato bisogno di relazioni vere e profonde, ma nel concreto ci limitiamo a creare relazioni superficiali che non arricchiscono la nostra vita ma nell’immediato ci danno l’illusione di essere meno soli, di avere qualcuno su cui contare. Quando ci rendiamo conto che quella persona non è quella giusta, con la stessa velocità e facilità con la quale l’abbiamo esposta al mondo, la nascondiamo. E come se non bastasse, diventiamo pure infantili e gettiamo merda su ciò che è stato anziché prenderci del tempo prezioso per capire cosa è successo e perché. Sì, è vero, trovare amicizie vere e un amore che sia per sempre o quasi è qualcosa di estremamente raro. Ma se ci poniamo in modo superficiale con gli altri, se ci limitiamo a mostrare solo una parte di noi, se non ci diamo il tempo di capire e di scoprire l’altro e noi stessi in relazione all’altro, sarà sempre più difficile entrare in connessione reale ed empatica con il prossimo.Ho come l’impressione che abbiamo difficoltà a goderci il momento, a vivere il presente, a stare in ascolto delle nostre sensazioni e delle nostre emozioni. Guardiamo subito oltre, vogliamo incasellarci il prima possibile in qualcosa che ci faccia sentire al sicuro e amati, considerati, ammirati, ma ogni relazione richiede tempo, pazienza, esperienza per crescere e per consolidarsi. Apparendo in un certo modo, speriamo di sentirci in quel modo. Ma quando ci rendiamo conto che non è così, siamo costretti a rimangiarci tutto e a fare piazza pulita di ogni immagine e parola troppo grandi e inopportune. Non ci ascoltiamo abbastanza, non siamo abbastanza sinceri con noi stessi, non facciamo tesoro delle esperienze passate prendendoci del tempo per rifletterci su e crescere, forse. Notare come ogni relazione sembra essere uguale a quella precedente, sembra avere lo stesso valore, è parecchio triste soprattutto quando a mostrare questo meccanismo sono persone adulte e che probabilmente non riescono ancora a percepire la differenza tra una persona importante e una “di passaggio”. Quando poi, alla fine di tutto, non si ha una parola buona nei confronti di chi non fa più parte della propria vita, allora sembra davvero tutto sprecato, vuoto. Ci si è usati, ma a che scopo a questo punto?

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